mercoledì 22 aprile 2015

Dario Moccia pubblica un fumetto, e i fan subito si galvanizzano


tag: dario moccia, agorafobia, giovanni fubi, davide della via, shockdom, shockdom edizioni, fumetto italiano, youtuber, nerd cultura.

In queste ore, "i bimbi e le bimbe" di tutta Italia sono galvanizzati per questa sensazionale notizia: Dario Moccia pubblicherà il suo primo fumetto.

In caso non lo conosciate, in poche parole, lui è uno youtuber molto famoso che pubblica video che hanno a che fare con le sue passioni: fumetti, animazione e videogiochi.

Il fumetto si chiamerà Agorafobia, ed è stato scritto dal sopracitato yotutuber e disegnato da Giovanni Fubi; questo sarà pubblicato dalla Shockdom Edizioni (Maschera Gialla, Aeon, Scottecs Magazine, Greedy Flower, etc).

Ovviamente i fan del ragazzo hanno accolto, come già detto prima, molto positivamente la news, ma c'è anche chi non ha perso occasione per criticare, subito puntando il dito contro Moccia.

I motivi alla base delle critiche, fondamentalmente, esprimono malcontento per il semplice fatto che lui sia stato pubblicato semplicemente perché...be', è famoso. Insomma, gli si incolpa, per via della sua popolarità, di aver letteralmente scavalcato chi ha fatto tanti anni di studio ( e veramente, ma veramente molta gavetta) aggraziandosi il favore dell'editore.

Fatto questo riassunto, vi espongo subito la mia personale idea; non farò un wall of text perché, in fin dei conti, non credo ci sia molto da dire. Cioè, alla fine stiamo parlando di cose note e solo di una coppia di ragazzuoli.

Innanzitutto partiamo dalla questione dell'editore che pubblica uno famoso: ragazzi, l'editore deve mangiare e deve far mangiare, c'è poco da discutere a riguardo. Certo è triste che ragazzi e ragazze bravissimi che non si sanno auto-pubblicizzare vengono estremamente penalizzati, ma ciò non è certo colpa dell'editore (soprattutto se è piccolo/medio), che deve battere cassa. È solo merito del modello di sviluppo e produzione generale che noi abbiamo creato. Se dobbiamo puntare un dito contro qualcuno, facciamolo eventualmente contro noi stessi, dopo esserci guardati allo specchio e aver fatto i conti con la nostra coscienza.

Detto ciò, arriviamo al nocciolo della questione: la pubblicazione in sé per sé di questo fumetto e le reazioni dei fan.

 Per quel che mi riguarda, il fatto che Dario Moccia stia per pubblicare un suo fumetto ha davvero, ma davvero davvero la stessa rilevanza di un Pinco Pallino qualsiasi che sta facendo altrettanto.

Sinceramente, riguardo questa news, non riesco ad andare oltre il semplice pensare "Ah, davvero?"
(e ciò nonostante sia iscritto al canale).

Insomma, Moccia e Fubi, "puppatemi la fava", come direbbe il primo. :)

Sì, perché di fatto Dario Moccia e Giovanni Fubi non sono mica Magnus, non sono Guarnido, non sono Bigliardo, non sono Gianni De Luca, non sono Seijas, non sono Toriyama, non sono Otomo e via dicendo (quasi) all'infinito. Insomma, non sono mica grandi maestri del fumetto! E non sono neanche affermati professionisti del fumetto in generale.

Quindi io mi chiedo: oh ragazzi, seriamente, ma cosa c'è da galvanizzarsi così tanto? Non sarebbe il caso di moderare almeno un po' gli entusiasmi?

Cioè, ragioniamo, abbiamo, da un lato, un ragazzo che pubblicamente fino ad adesso ha solo prodotto video e dall'altro un signor disegnatore X, che veramente più di x di lui non si può dire, se non che, sino ad ora, ha fatto qualcosina in qualità di sceneggiatore per Maschera Gialla.

Insomma, anche se ci fosse qualcosina di più, io non vedo niente per cui sparare i fuochi d'artificio.

Quindi, a mio modo di vedere, sarebbe più corretto trattare Dario Moccia e il suo socio alla pari di tutti gli altri esordienti: se si hanno i soldi, il tempo, l'interesse e magari la voglia, gli si darà una occhiata, e il valore della loro opera verrà giudicato solo sulla sua effettiva qualità e non sulla semplice simpatia che qualcuno può provare verso lo youtuber.

Questa è stata la mia reazione verso questa notizia. Voi invece di che idea siete? Siete dello stesso avviso oppure la pensate diversamente? Fatemelo sapere nei commenti.

L'articoletto è finito, "un bacione dal vostro amicone Davide Della...", anzi, no: insomma ma chi vi conosce! ;)

PS: attenzione, qualora voleste condividere l'articolo, prestate MOLTA attenzione che non compaia il vecchio titolo "Dario Moccia pubblica un fumetto, ed è subito polemica" (non so perché compaia questo piuttosto che quello attuale...). Il titolo è stato infatti modificato perché esagerato rispetto a quello che volevo dire, e quindi quello ufficiale è solo quello che c'è adesso. In caso vorreste condividerlo e comunque compaia, allora è meglio non condividerlo affatto. Grazie per l'attenzione.
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I fumetti japstyle non sono copie di quelli giapponesi
Le mie considerazioni su Sio

domenica 12 aprile 2015

I fumetti japstyle non sono copie di quelli giapponesi!

Il disegnatore japstyle “disegna i pupazzi e i suoi personaggi originali sono copie di quelli nipponici”: con tutta probabilità frasi del genere potrebbero suonarvi molto familiari e scommetto che il sentirle non sia stato per voi il massimo, in special modo se siete disegnatori.

Qual è la vera natura di questo fenomeno? Vediamolo subito insieme.


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I personaggi dei fumetti japstyle sono copie di quelli giapponesi?
- Tecnicamente parlando si dice: "la mappa non è il territorio" -.


Il suddetto fenomeno interessa, o ha interessato, un po’ tutti i disegnatori japstyle, ma per analizzarlo preferisco prendere ad esempio due amici di DM, Giorgio Battisti e Mirco Cabbia, per evitare di toccare sensibilità di persone con cui non ho sufficiente confidenza e di cui non sono portavoce.

È capitato che asserzioni in cui si tende a sottolineare la somiglianza di un certo personaggio con un altro più famoso siano state indirizzate anche ai due ragazzi, autori rispettivamente de Il patto della volpe e Stone of fate.

Irvyne è stato fortemente associato ad Inuyasha e allo stesso modo Roberto ad Ichigo Kurosaki di Bleach: come mai? Forse i ragazzi in fase di progettazione hanno davvero sbagliato qualcosa? Sono dei copioni? Con tutta probabilità, la risposta potrebbe proprio essere no, perché in realtà coloro che sostengono la tesi della somiglianza potrebbero avere una, normalissima, lacuna di informazioni.

Quello che ho appena detto potrebbe sembrare una sterile provocazione, detta magari per difendere a spada tratta i miei colleghi ma, credetemi, è solo una neutra constatazione, che nasce su fatti evidenti e ben sperimentabili da chiunque, e fra un po’ vi illustrerò il perché.

Prima però c’è assolutamente da fare una premessa: quanto vale è corretto solo se esiste davvero una realtà oggettiva. Qualora invece fosse vera la teoria degli “universi inflazionari creati apposta” (dove la scienza, in questo caso, si mischia al credo personale), per la quale ognuno di noi vive in un suo universo che crea continuamente da sé e che può influenzare quello degli altri, tutto ciò che segue dovrebbe essere leggermente corretto.

Ma capirete benissimo come "convenga" mantenermi con i piedi per terra e trattare l’argomento su una base praticamente condivisa da tutti, per la quale l’universo oggettivo esiste ed esiste anche la soggettività, ma non è quest’ultima a creare il tutto.

Detto ciò, iniziamo subito con la nostra analisi.

Quando osserviamo qualcosa, ciò che vediamo non è la realtà oggettiva, bensì una elaborazione del nostro cervello: in pratica la nostra mente, artista e tela allo stesso tempo, disegna quello che i nostri occhi percepiscono.

In particolar modo quando per la prima volta osserviamo qualcosa, l’impressione che “avremo disegnato” nella nostra testa non sarà mai una perfetta riproduzione di quello che si è osservato: avrà meno particolari, sarà meno fedele nelle proporzioni, eccetera e di conseguenza risulterà sempre incompleta.

Tecnicamente parlando, in una sola frase si dice che “la mappa non è il territorio” (la mappa è il nostro disegno mentale, il territorio la realtà “oggettiva”; a modo suo, anche il filosofo Kant, e molti altri che l'hanno seguito, asserirono la stessa cosa).

Facciamo un esempio pratico per non perderci in troppe parole: durante i miei primi giorni di università passavo per una famosa piazza di Napoli chiamata Piazza Dante. La prima volta in cui la attraversai mi parve davvero immensa, ma oggi al contrario dico che essa è ben più piccola di quello che pensavo un tempo. La piazza si è quindi ristretta negli anni? Ovviamente no, semplicemente sono io che ho delineato progressivamente, raccogliendo sempre più informazioni, una migliore mappa mentale di quel luogo. Funziona così a prescindere dall’oggetto osservato, che sia una persona, un edificio o un disegno.

Ma c’è di più, quando si osserva qualcosa per la prima volta, che abbia una forma solida o meno, la mente tende a fare associazioni con qualcosa di già visto o detto, perché deve subito darsi una spiegazione; in altre parole deve in quel momento completare il “quadro incompleto che sta disegnando”. Quando si vuol dare una forma conosciuta alle nuvole oppure una persona anziana scambia seriamente un iPhone per “un indefinito mattoncino bianco”, succede proprio questo.


Schema ironico sul processo su spiegato.

Sintetizzando, quando si guarda una determinata cosa, il cervello non riesce a raccogliere subito tutte le informazioni e parte in quarta con le associazioni per completare quanto visto.

Fatta questa (semplificata) introduzione, passiamo al sodo: cosa succede nei casi di Roberto ed Irvyne?

Nel primo, il lettore associa il personaggio protagonista del fumetto di Mirco ad Ichigo perché il suo stile di disegno deriva in parte da quello di Tite Kubo; in pratica, prima di finire di analizzare quanto sta vedendo, nota una vaga somiglianza stilistica e parte subito con le associazioni credendo davvero che Roberto sia il “fratello gemello di Ichigo”, ma se guardate l’immagine comparativa qui sotto, senza neanche troppa attenzione, potrete certamente notare notevoli differenze fra i due personaggi. Caso uno, risolto.

La differenza fra i due personaggi ora dovrebbe essere ben evidente.


Nel caso di Irvyne si va ancora più in là. Nonostante lo stile di disegno di Giorgio sia completamente diverso (e non influenzato) da quello della sensei Takahashi e nonostante le caratteristiche fisiche e del vestiario siano altrettanto differenti, qualche lettore ha associato il personaggio al celebre protagonista del fumetto della maestra giapponese: in parole povere, ha visto un ragazzo con i capelli in parte bianchi e con un paio di orecchie da canide e dice che è Inuyasha.


E dire che sono pure di due specie diverse...uno è un cane e l'altro è una volpe!


Strano, non trovate? Ma a dirla tutta la cosa più strana per me non è affatto questa, ma è l’associare di rado da parte degli occidentali altri personaggi di fumetti giapponesi con simili caratteristiche al mezzo demone in questione.

In pratica, se un personaggio giapponese è simile a Inuyasha, la somiglianza (magicamente) non viene più notata!

Lui (ovviamente) non è Inuyasha! XD


La mia spiegazione per ciò è che, unitamente al processo sopra descritto, la mente di alcuni, forse suggestionata da ben noti preconcetti e luoghi comuni sui fumetti japstyle, non perde tempo in analisi obiettive e, con intenzioni denigratorie o meno, produce un giudizio alterato e non conforme alla verità.

Detta in parole più povere, penseranno che “visto che il manga si può fare solo in Giappone, gli Italiani produrranno sempre delle pseudo copie, mentre un Giapponese non lo farà mai a prescindere”.



"Ma disegni i pupazzi?"

L’altra affermazione, “tu disegni i pupazzi/le bambole”, da dove deriva? È molto semplice, nasce sempre dallo stesso processo cognitivo, generalmente dalla bocca di persone avanti con gli anni: entrando in rapporto per la prima volta con un fumetto giapponese notano che questi personaggi sono disegnati in genere con caratteristiche caricaturali, cosa che porta loro ad associarli alle bambole o ai pupazzi visto che anche questi giocattoli hanno proporzioni alterate e caratteristiche facciali spesso ridotte all’essenziale.



I fumetti japstyle non sono originali?

Prima di inoltrarci nella questione dobbiamo ben identificare cosa il nostro interlocutore intende con la parola “originale”. Prendiamo alcune definizioni prese dal vocabolario di lingua italiana Treccani:

1) Con riferimento a scritti, opere d’arte o altre produzioni, che è di mano dell’autore (o fatto, dettato, diretto dall’autore), contrapposto a ciò che ne è una copia, una riproduzione, una imitazione.

Questa definizione non la considero, perché non ricordo nessun “manga italiano” degno di nota che ha come “protagonisti una banda sgangherata di pirati dagli strambi poteri in giro per i sette mari” né tantomeno mi pare che esista un fac-simile di Dragon Ball all’italiana.

2) Che non dipende o non è ispirato, suggerito da altri esempi o modelli.

Questa definizione tendo ad escluderla, perché di fatto tutti siamo ispirati da modelli preacquisiti e ciò dovrebbe essere abbastanza ovvio. Anche i disegnatori sviluppano uno stile di disegno e/o una storia partendo da ciò che hanno visto e imparato in passato combinando poi il tutto con i propri gusti e la propria sensibilità. Certo, c’è chi produce miscele artistiche più simili ad altre e chi invece ne produce qualcuna più singolare, più personale, ma nessun autore, e sottolineo NESSUN AUTORE, potrà creare di fatto qualcosa di davvero originale in tal senso. Credere il contrario è solo una illusione, qualcosa nato sul fatto che non si conoscono gli stili da cui deriva la stile preso in considerazione. Forse, solo se nascesse e vivesse nella giungla e poi disegnasse potrebbe, potenzialmente, arrivare a fare qualcosa del genere, ma in casi più normali la cosa sarebbe estremamente difficile.

3) Che non ha somiglianza con altre opere analoghe e ha quindi una sua novità, un suo carattere proprio.

Ecco infine giunti a quella che ritengo sia il significato giusto: una miscela artistica che si distingua sufficientemente, almeno in qualcosa, dalle altre. Arrivati a cogliere ciò, ritengo che lo stabilire quanto un'opera japstyle, o un'opera in generale, sia abbastanza originale e quanto ciò sia importante dipenda in gran parte dal lettore stesso, da ciò che in pratica gli va di credere di vedere. Difenderlo o attaccarlo sarebbe alquanto inutile e sterile, però c’è un aspetto che vorrei davvero sottolineare: l’originalità di un'opera non è per forza indice di buona qualità.

Concludendo: chiarificati questi aspetti, l’invito che rivolgo a tutti, non solo ai lettori di fumetti, è quello di non avere pregiudizi quando si apprestano a saggiare un'opera e di guardare qualsiasi cosa due, tre, quattro volte prima di dare il proprio parere.

E ciò lo dico non solo a difesa di coloro che ci mettono l'anima nel creare fumetti, illustrazioni, etc ma per voi tutti in generale, perché sulla base di un giudizio affrettato potreste magari perdervi qualcosa di davvero interessante da leggere.


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giovedì 9 aprile 2015

Rivelato il Super Saiyan God Super Saiyan!



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Amici miei, è appena uscita una scan che mostra la nuova trasformazione di Son Goku, che apparirà nel film La rinascita di Freezer.

Quello che segue rappresenta quindi uno spoiler e di conseguenza vi invito a pensarci bene prima di proseguire nella lettura.

Prima di mostrarvela, allungo di proposito l'articolo, per venire incontro a qualche sventurato che abbia aperto per sbaglio questa pagina, ma che non desidera vedere il nuovo super saiyan prima dell'uscita del film nelle sale cinematografiche italiane.
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Fatto ciò, ecco a voi il nuovo SUPER SAIYAN GOD:





Che dire?

Innanzitutto vi spiego cosa rappresenta: è la forma stabile del normale super saiyan god, quello dai capelli rossi per intenderci, e si chiama...Super Saiyan God Super Saiyan. Uao, quasi uno scioglilingua! XD

Detto ciò, a primo impatto questo nuovo super saiyan god non mi ha fatto una brutta impressione, come invece posso affermare per la nuova cafonissima forma di Freezer. (XD)

Però non posso neanche dire che mi faccia entusiasmare. Certo, riconosco che hanno utilizzato una buona tonalità di blu, ma il risultato per me non è il massimo.

Infatti credo che non trasmetta tutto quel senso galvanizizzante di cui era capace in primis il classico super saiyan e poi il super saiyan god.

Io credo che ciò abbia a che fare con la teoria dei colori: il giallo e il rosso sono colori caldi, più associabili probabilmente alla forza e alla potenza rispetto al blu, che è un colore freddo. Ma chissà, forse si tratta solo di farci l'abitudine.

Però non mi è piaciuto per niente che hanno utilizzato, pari pari, una trasformazione degna delle più anonime fan art presenti da tempo in rete. Guardate Vegeta nell'immagine che vi ho messo ad inizio articolo e confrontatela con la nuova forma di Goku: è praticamente uguale. E quella fan art di Vegeta è online dai tempi dell'uscita occidentale di Battle of Gods. E fa storcere ancora di più il naso sapere che anche Vegeta disporrà di una trasformazione analoga a quella di Goku.

Coincidenza o Toriyama ha copiato? XD









sabato 4 aprile 2015

Recensione Ernest e Célestine

È stata una sorpresa. Anzi, è stata una piacevole sorpresa!
Questo film d'animazione francese, come non mi capitava da tempo per un prodotto del genere, è stato capace di tenermi incollato con vivo interesse allo schermo dal primo secondo sino alla sua conclusione. 

Il mio pensiero, una volta conclusa la visione, è stato: « Devo assolutamente consigliarlo al mondo intero! », e di fatti ora sono qui a parlarvene.



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Ernest e Célestine è uscito, alquanto in sordina (ahimè), in Italia nel 2012. È l'adattamento, sotto forma di lungometraggio, di una serie di storie illustrate omonime di Gabrielle Vincent, pubblicate per il mercato franco-belga. 

La storia ruota sul rapporto fra la dolce (anzi dolcissima) topolina Célestine e il simpatico orso Ernest, che si incontrano per caso in una situazione alquanto atipica. Atipica quanto il fatto che un orso e una topolina possano diventare addirittura amici, un vero e proprio tabù nel mondo in cui vivono, che ricalca la Francia di un imprecisato decennio del secolo scorso.


La pellicola è una vera e propria favola, e riesce splendidamente a lanciare in maniera molto efficace degli ottimi insegnamenti morali non solo per i più piccini, ma anche agli adulti.

Si affrontano infatti tematiche sia positive come la conoscenza reciproca, l'amicizia, l'amore e la solidarietà e sia tematiche negative come il commercio cinico, l'indottrinamento inculcato sin da bambini e l'indifferenza delle persone.

Ma due su tutte sono quelle che, a mio avviso, sono le più importanti e fanno risplendere questa perla dell'animazione: il tema dell'abbattimento dei pregiudizi imposti dalla società e il perseguimento dei propri sogni e delle proprie attitudini.

Al di là dei contenuti, il film è una gioa sia da vedere che da sentire: le animazioni sono state fatte tradizionalmente, come tanto piacciono a me, e la grafica generale simula un gradevolissimo effetto acquerello; anche la colonna sonora è di ottimo livello, così come lo è il doppiaggio italiano, che vede come voci protagoniste nientedimeno che Alba Rohrwacher e Claudio Bisio.

Dulcis in fundo, non posso che concludere consigliare la visione del film a tutti, nessuno escluso.

Secondo me è infatti una vera e propria perla dell'animazione, da custodire non soltanto come un tesoro nella propria videoteca, ma anche da far assolutamente vedere ai più piccoli, a cui non viene più data a mio avviso la dose necessaria di gentilezza e dolcezza che dimostrano invece Ernest e Célestine. Insomma, secondo me, questa coppia è davvero un ottimo esempio per le generazioni a venire (e non solo).




venerdì 3 aprile 2015

Final Fantasy X ITA Ep. 1 OUT! + Addio Deponia

Carissimi caimani del Perù, oggi vi segnalo due cosucce inerenti al mondo del doppiaggio e dei videogiochi.


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1) Il primo episodio della versione doppiata in italiano di Final Fantasy X è stato pubblicato!
Per vedere di cosa sono stati capaci Andrea & Co., seguite questo link.
In caso non foste a conoscenza del progetto, allora cliccate qui.

2) Dovete sapere che a me piacciono da impazzire le avventure grafiche sullo stile grafico (e non solo) di Monkey Island 3. Appena mi libererò, ho promesso a me stesso che avrei giocato quindi Fuga da Deponia.
Il gioco fa parte di una trilogia, ma l'ultimo episodio, Addio Deponia, che chiude la saga forse non sarà doppiato in italiano. Per rimediare a ciò è stata subito aperta una campagna crowdfunding, che potrete sostenere visitando la seguente pagina:
http://www.eppela.com/ita/projects/2911/doppiaggio-italiano-addio-deponia