lunedì 28 settembre 2015

The Story of Naja : Focus On Naja!

FOCUS ON NAJA




Articolo originariamente pubblicato su Doraetos Manga #9, in data 21 Settembre 2015.



Introduzione

Ragazzi, ho una mareeeeea di cose da raccontarvi, ma devo necessariamente sintetizzare il tutto.

Innanzitutto partiamo dal titolo: il vero titolo della mia opera è Beyond Fantasy Limits I – The story of Naja.

“Beyond Fantasy Limits” è il nome della mia produzione in generale, mentre il numero romano classificherà opere diverse (come succede con Final Fantasy, in pratica); a tale scopo servirà anche il nome che seguirà “of”, poiché infatti ho già cominciato (vagamente) a progettare The Story of Lulang e The Story of Ziran.

Il titolo principale, quello messo in evidenza, sarà però “The Story of Naja”, abbreviabile tranquillamente anche con solo in Naja.



La protagonista, Naja

Stranamente, fra tutti i personaggi protagonisti di mia invenzione che avevo a disposizione (che sono maschi) ho deciso di debuttare con una protagonista

Sin dal primo momento avevo pensato che fosse molto interessante sviluppare una storia con un personaggio che parte da due condizioni svantaggiose, cioè il suo maleficio e la sua natura di ragazza.

In parole povere: lì dove si potrebbe facilmente pensare che un ragazzo arriverà al suo obiettivo finale combattendo contro tutto e tutti, come affronterà invece lei la situazione?

Un interrogativo che lascia molto incuriosito anche me stesso, e non vedo l’ora di scoprirlo andando avanti con la stesura del racconto. 



Proseguendo, c’è da sapere che anche se The Story of Naja si ispira a diversi prodotti nipponici destinati a un pubblico giovane, in realtà Naja non è una adolescente

All’interno del romanzo non specificherò mai la sua età, ma io immagino possa avere fra i 17 e i 25 anni d’età: insomma è abbastanza grande. Ciò perché vorrei mostrare come sia possibile continuare a “crescere” nonostante si sia raggiunta già una età da giovane adulto, contrariamente a quanto succede invece in molti fumetti, serie animate e light novel giapponesi famosi.

Inoltre, continuando a parlare di Naja, non sarà passata inosservata la sua capigliatura, forse non proprio definibile come "femminile", così come non è il massimo della femminilità la sua apparenza grafica. Questo almeno per “il senso comune”, probabilmente.




Partendo da quest’ultimo punto, c’è dire che il concetto di femminilità è gran parte soggettivo. Parlando di fumetti e cose annesse, grandi maestri come Miyazaki, Toriyama o Otomo non sono mai stati grandi campioni nel disegnare personaggi femminili, ma…vedete dove sono arrivati! Quindi questo mi rassicura.

Poi, The Story of Naja non si basa sul voler accalappiare il lettore con le fattezze della propria protagonista, quanto piuttosto sul trasportarvi in un mondo fantastico e farvi vivere un’avventura. 

L’apparenza di Naja quindi la reputo davvero di poco conto, anche se comunque difendo l’idea che è una ragazza con un suo particolare fascino, ma per scoprirlo dovrete continuare a seguirla.

Per quanto riguarda i capelli, ho dato loro quella forma perché desideravo che spiccasse su tanti altri personaggi e che fosse immediatamente riconoscibile. L’importanza di questo elemento me l’ha suggerito, strano ancora a dirsi, Son Goku: chi mai potrebbe confondere il suo particolare taglio? Praticamente nessuno! 

C’è inoltre da dire che molti elzerian hanno per loro natura capigliature stravaganti.

In ultima istanza, il colore dei suoi capelli è stato scelto in base a due motivi: innanzitutto volevo conferir loro una tonalità che fosse abbastanza atipica e in secondo luogo desideravo che il colore riflettesse la sua personalità (in due parole, semplice e sobria).



The Story of Naja, genesi

The Story of Naja nacque quando, un bel giorno, mi misi stupidamente, in testa di voler partecipare al famoso concorso MIMC. Dico stupidamente perché credo fosse il 2008/2009 ed io ero solo un pischello, che non avrebbe mai potuto gareggiare seriamente con disegnatori del calibro di Dall’Oglio o della Catalani.

Comunque mi volli buttare in questa impresa, che manco arrivai a completare.

L’ispirazione arrivò leggendo un nota a Cocona di Hiro Mashima: fra gli schizzi c’era una principessa con questa sorta di lupo mannaro che mi incuriosirono tantissimo. 




Buttai quindi giù, dal nulla, una storia in cui una principessa maledetta con la condizione dell’odio imperituro doveva sostenere un esame di abilitazione a cavaliere. Fra gli esaminatori c’era Blulan, il cane che vi ho presentato nel primo EBC, e alla fine dell’esame Naja andava insieme a lui in una grotta abitata da un drago e un buffo personaggio nel tentativo di sciogliere il maleficio. Questo è tutto quello che ricordo.

Nel tempo la storia cambiò moltissimo e si arricchì di tutte quelle particolarità che avete avuto modo di leggere nel primo capitolo e che leggerete nei prossimi.

La maggior parte delle cose narrate sono rielaborazioni esagerate e fantasiose di cose realmente successe o di eventi che ho osservato. Oppure sono tutte riformulazioni di cose che hanno sempre avuto a che fare con me o che mi hanno sempre interessato. 

Solo una cosa fa eccezione: il maleficio di Naja.

L’idea di questo maleficio è nata davvero dal nulla, non c’è niente di autobiografico in questo.  Tant’è infatti che io più che da un maleficio sembro quasi essere stato colpito da un “beneficio”, che mi fa risultare istintivamente simpatico a tutti (a proposito, nella storia ci saranno anche i benefici, oltre ai malefici). Quindi forse la condizione dell’odio imperituro potrebbe essere semplicemente la trasposizione specchiata di questa mia condizione.

Per quanto riguarda cose, oggetti e persone, mi affido per la maggior parte alla mia fantasia.




Domande varie su The Story of Naja

Perché Naja somiglia a Quezal?

Perché io morivo dalla voglia di far vedere Naja, e Quezal è un po’ servita a tale scopo, come una sorta di surrogato…Ne approfitto per scusarmi con lei.
Capigliatura e vestiti infatti non sono altro che una rielaborazione del look di Naja, quindi è Quezal che deriva da Naja e non viceversa.

Però ci sono comunque delle belle differenze: Quezal ha capelli biondi e occhi e vestiti verdi; Naja ha i capelli color biondo cenere (o marrone molto chiaro, se preferite) e vestiti basati sul beige;   inoltre anche i rispetti tagli degli occhi, nonché i caratteri, sono totalmente diversi.
Per differenziarle maggiormente, ho deciso di accorciare i ciuffi laterali di Quezal e di darle come uniforme ufficiale quella orientaleggiante creata da Q-San.

Nota: gli art colorati di Naja qui di seguito sono dei work in progress.





Perché Naja ha gli occhi neri?

In realtà Naja non ha gli occhi neri (dei miei personaggi, l’unico che effettivamente li possiede è Ziran): quella è semplicemente una soluzione grafica, tipica di tanti autori giapponesi e non solo.
Li ho fatti così, anche però desideravo che il lettore potesse vedere in quel nero (colore che si rifà all’idea della potenzialità non manifesta, nella cultura orientale) il colore che più preferisce. Io ad esempio immagino che Naja abbia le iridi castane, ma non sarebbe errato se qualcuno le volesse vedere, chessò, azzurre.



Chi è Blulan?

Blulan è, visivamente parlando, una sorta di licantropo. È il co-protagonista in The Story of Naja ed è apparso nel primo EBC. Per via del suo aspetto e del suo fare serioso, viene spesso confuso con un lupo ma in realtà è un cane. 

Inizialmente Blulan erano stato ideato proprio come lupo, ma a me piacciono molto di più i cani, con cui ho maggiore confidenza, e così ho optato per cambiargli specie. Ciò senza contare che più in là verrà inscenato un confronto con un lupo nero, e la cosa mi sembra già da ora interessantissima! 

Blulan, analogamente a Naja, è stato colpito dall’Anfizoatl, che gli ha dato quelle sembianze. Non si sa però se sia nato cane o essere elzeriano, e questo è uno dei perni su cui ruota tutta la vicenda.

Blulan inizialmente aveva un pelo di colore blu, ma ho deciso di cambiargli colore perché esistono già tantissimi lupi blu, personaggi di altre opere.

Primissima bozza di Blulan



Come dai i nomi alle cose e ai tuoi personaggi?

Penso innanzitutto alla semplicità e/o alla familiarità: in tantissime opere fantasy gli autori hanno conferito nomi davvero molto strani, difficili da pronunciare e ricordare, e io non volevo per niente seguire questo esempio.

Ecco che quindi che il nome Houk, il mezzo che usa Naja nel primo capitolo, derivi semplicemente dalla pronuncia della parola inglese falco (poiché appunto la forma è  vagamente grifaga).
O ancora, il nome Blulan deriva da blu e la parola cinese lang che vuol dire lupo. Il nome non ha più molta attinenza, ma mi piaceva il suono ed è rimasto così.
Per quanto riguarda Naja (la j è quella francese), il suo nome deriva da quello di Nadia, una delle mie cagnette. E anche il nome di Diadià ha la medesima fonte! Infatti, capita anche che quando do i nomi mi rifaccia a quello che ho vicino.

Altre volte mi va invece di omaggiare qualcosa, ed ecco che Lagania prende il nome dal Lagann.

Infine succede che talvolta i nomi nascano senza apparente connessione con qualcosa di conosciuto. Ad esempio, Ion non so proprio da dove sia uscito, così non so da dove è sbucato fuori il termine elzerian (solo in parte riconducibile ad elfo).

Una delle prime bozze di Naja


Quanto tempo impieghi per disegnare una tavola?

Una tavola seria la realizzo in circa tre, quattro giorni, mentre quelle di natura scanzonata anche in uno. Per finalizzare tutto il materiale grafico visto in questo numero ho lavorato per un arco di due mesi.




Perché i disegni sono a matita?

Perché non c’è molta affinità fra me, i pennini, i pennelli e l’inchiostro. Circa quest’ultimo dovevo stare attento sia ai tempi di asciugatura e sia al fatto che non si rovesciasse, e questo per me è sempre stata una gran seccatura, oltre che una perdita di tempo. Con le matite invece se sbaglio, via, si cancella e si ripete in tutta tranquillità. Poi trovo anche che l’inchiostro raffreddi il segno a differenza della matita, che lo mantiene più vivo e morbido. Le matite che uso sono di gradazione B4 e B6 per finalizzare e 2H per le bozze.

Piccola nota a tal proposito: non sono il primo che finalizza le proprie tavole a matita, e il fatto che professionisti come Ilaria Catalani, Andrea Scoppetta o Hayao Miyazaki hanno finalizzato certi loro lavori proprio così, la dice lunga sul fatto che la tecnica da me utilizzata non è per niente "fuori dal mondo."




Il focus on su Naja termina qui. Spero sia stato di vostro gradimento e che abbia suscitato la vostra curiosità!
Vi ricordo che l'appuntamento col prossimo capitolo è stato fissato per il giorno 5 Ottobre verso le 13:30. Non mancate, vi aspetto numerosi! :)

domenica 20 settembre 2015

The Story of Naja Capitolo 1 - L'inizio di una lunga giornata




Ed oggi inizio a raccontarvi l'avventura fantastica di Naja e Blulan, i due protagonisti della mia storia. Credetemi se vi dico che non ero davvero più nella pelle, tanto che ero elettrizzato all'idea!

Qui di seguito vi lascio i pdf del primo capitolo e del primo EBC.

The Story of Naja Capitolo 1 - Download qui || Lettura Online su Wattpad qui
EBC #1 - Blulan e il soldato zendriano - Download qui

(Vi ricordo che su DM#9 sono stati pubblicati anche altri materiali extra, tra cui il focus on e tavole umoristiche)

Cliccando su questo link, è possibile accedere a un piccolo sondaggio in cui vi verranno chiesti pareri su questo primo capitolo e sulla formula del romanzo fumettato.

Nei prossimi giorni verrà pubblicato anche il focus on sulla principessa di Zendria, in cui è stata spiegata la sua genesi e svelati diversi retroscena circa la sua ideazione.

Per quanto riguarda il prossimo appuntamento con Naja...Data uscita capitolo 2: il giorno 5 Ottobre 2015! Non mancate, vi aspetto numerosi!

E mi raccomando, fatemi pervenire tutti i vostri pareri! :)





Intervista a Tony Valente e recensione di Radiant

Pubblico in questo post l'intervista che noi di Doraetos abbiamo fatto a Tony Valente, celebre fumetista japstyle francese la cui opera, Radiant, è stata recentemente pubblicata in Giappone.




Quezal: Come è nato Radiant? E quanto sarà lunga la serie ?


Tony: Ho disegnato per primo il protagonista, Seth, già qualche anno fa. Aveva delle corna e all’inizio le nascondeva sotto un cappello. Ho cercato di immaginare perché le avrebbe dovute nascondere e poco a poco molti altri elementi si sono aggiunti per rafforzare l’idea di base.
Per quanto riguarda le influenze, vengono un po’ d’ovunque: dai romanzi, dai videogame GDR, dai fumetti e anche da un po’ di storia europea medioevale.

Radiant parla della caccia alle streghe, e i miei protagonisti sono diversi dagli altri umani; sono dei maghi, e nell’universo di Radiant, sono delle “infezioni” cioè persone con problemi fisici o talvolta mentali. Questi vengono messi da parte dalla popolazione ma sono i soli che hanno la capacità di affrontare i mostri chiamati Nemesis, e quindi vengono più o meno tollerati. E, al fine di controllarli, c’è l’Inquisizione, un gruppo armato che dà la caccia ai maghi con tutti i pretesti possibili.

Ho studiato un po’ la storia della caccia alle streghe in Europa e questa mi ha ispirato per scrivere Radiant! Non so quanti numeri ci saranno, ma mi piacerebbe molto arrivare circa a quindici. È una sfida per me che ho fatto solo delle piccole serie da tre o quattro volumi.

Quezal: Complimenti vivissimi per la tua pubblicazione in Giappone (Asuka Shinsha)! Ci racconti un po’ della pubblicazione ?

Tony: Grazie! È l’editore giapponese Euromanga che pubblicherà Radiant in Giappone, so che loro lavorano con Asuka Shinsha da prima che pubblicassero la rivista, ma per Radiant non saprei. Euromanga di solito pubblica titoli europei in Giappone, come Blacksad, Skydoll o ancora i fumetti di Marini… con Radiant, vogliono capire come un “manga fatto in Francia” può essere recepito dal pubblico giapponese. E allo stesso tempo, anche se Radiant ha molti lettori in Francia, in Giappone c’è ancora strada da fare e sarà estremamente difficile farsi notare. È una mossa un po’ azzardata, e quindi incrocio le dita sperando che il tentativo porterà a qualcosa di positivo!


Quezal: Qual è l’opinione generale circa la produzione fumettistica giapponese in Francia?

Tony: I fumetti giapponesi sono accettati al giorno d’oggi, su questo non c’è nessun problema. Sono più di venti anni che è così: prima le serie animate come Dragon Ball in televisione ed oggi con bambini che leggono i manga… e anche i loro genitori!


Quezal: Come rispondi a quelli che definiscono i japstyle delle semplici imitazioni dei fumetti giapponesi?

Tony: Sicuramente hanno in parte ragione. Ma non hanno certamente letto tutto… ci sono dei titoli originali che vengono dall’Europa, e comunque le storie sono create da un punto di vista differente, poiché la nostra cultura stessa è diversa. Da parte mia, non cerco di escludere a tutti i costi le influenze giapponesi.

Quezal: Quanto è grande il fenomeno japstyle in Francia?

Tony: Ci sono certamente dei lettori che rifiutano di leggere delle produzioni francesi, ma sono sempre meno numerosi. Una grande maggioranza del pubblico accetta volentieri i manga francesi quando li trovano interessanti, senza pregiudizi. Sono più di dieci anni che i manga francesi esistono, e il pubblico è cresciuto con loro! Al giorno d’oggi ci sono molte serie fatte direttamente in Francia. Dal punto di vista degli editori, anche se il pubblico dei manga francesi esiste da molto tempo, si è dovuto attendere gli ultimi anni perché venissero democratizzati. E adesso, grazie al successo di qualche titolo, molti editori vogliono pubblicare manga francesi! È una cosa molto buona il voler promuovere quello che si fa in Francia.

Quezal: In Francia quanto è conosciuto il panorama japstyle italiano? (ti cito ad esempio Massimo Dall’Oglio, Aeon di Angela Vianello oppure il fumetto Somnia, di Di Meo e Zanzi) E tu cosa ne pensi?

Tony: In realtà non sono informato di quello che conosce il pubblico circa la produzione italiana. Con internet però, immagino che le opere siano conosciute molto facilmente anche in Francia. Ma non abito lì, perciò non sono in grado di sbilanciarmi circa quello che conoscono i lettori e le opere pubblicate in libreria.

Quezal: Cosa ne pensi del fumetto italiano in generale?

Tony: Non sono un grande esperto di fumetto italiano, ma certi autori sono tra i miei preferiti! Adoro ad esempio il lavoro di Marini e quello di Barbucci. Sono due autori che mi hanno molto influenzato quando ho cominciato a fare i fumetti! Di quello che ho potuto vedere degli autori italiani, trovo che hanno qualcosa che si rifà all’animazione, riescono a rendere molto “vivi” i personaggi, grazie a uno studio sulla recitazione molto ricercato. Questo mi piace molto e mi ispira anche parecchio.

Quezal: Quando lavori a un fumetto, qual è per te l’aspetto a cui dedichi maggiore attenzione per soddisfare te stesso? E qual è la cosa a cui fai più attenzione per soddisfare invece il pubblico?

Tony: L’aspetto che amo di più è far vivere i miei personaggi. Disegnare o mettere i colori, questo mi annoia spesso. Ma quando si tratta di mettere in scena i personaggi, sviluppare i loro rapporti, farli muovere, parlare ecc…questo mi piace davvero tanto! Per i lettori, cerco di mettere abbastanza spesso degli elementi sorprendenti, per dare vitalità alla storia. E cerco anche di farli ridere! Quando scrivo e rido io stesso, allora è segno che potrebbe piacere anche ai lettori e quindi lo metto nel fumetto.

Quezal: Raccontaci un po’ come lavori di solito, quali strumenti utilizzi e qual è la tua giornata tipo! Qual è il tuo ritmo di lavoro e quali sono le tue scadenze?

Tony: Lavoro tutti i giorni della settimana, e addirittura anche di sera e nei week-end quando la scadenza comincia ad avvicinarsi. Per scrivere la sceneggiatura vado in biblioteca pubblica e scrivo un capitolo di venti pagine sotto forma di storyboard; per fare fare questo impiego circa quattro o cinque giorni. Amo molto stare nelle biblioteche e adoro cercare riferimenti nei libri piuttosto che su internet. E spesso ho delle belle sorprese!

 Una volta scritto il capitolo, passo ai disegni che impiegano più giorni, poi di seguito passo all’inchiostrazione. Quando disegno faccio dalle quattro alle otto pagine in una giornata; se inchiostro, dalle tre alle cinque pagine. Lavoro con un pennino e l’inchiostro a china, alla vecchia maniera. E per le texture, le linee cinetiche e il colore, faccio tutto al computer.

Quezal: Quant’è l’ingerenza degli editor nel tuo lavoro?

Tony: Nessuna ! Il mio editor mi lascia tranquillo durante tutto il lavoro, si discute giusto della copertina quando è il momento. Per la storia e i disegni non interviene affatto.

Quezal: In generale chi sono i tuoi autori di fumetto preferiti? E i tuoi fumetti preferiti?

Tony: Eiichiro Oda, Akira Toriyama, Yusuke Murata, Masashi Kishimoto, Hiromu Arakawa, Alessandro Barbucci, Raul Arnaiz , Didier Tarquin, Christophe Arleston, Florent Maudoux... e tanti altri !



Tony: Daresti qualche consiglio a chi vuole fare fumetti japstyle? Ad esempio, come ci si deve
presentare ad un editore?

Tony:
-sinossi della serie, non troppo lunga.
-una decina di pagine finite (inchiostrate, retinate e con i dialoghi). In generale io ritraggo due scene diverse, con due ambientazioni differenti (una scena di presentazione e una d’azione).
-dei documenti di presentazione dei personaggi principali, con qualche disegno e un piccolo testo su ciascuno di loro.
-qualche disegno dell’universo del fumetto.

E in tutto questo, le più importanti sono le pagine: sono quelle che porteranno l’editore a credere nel progetto o meno, Il resto è giusto una vestizione, ed è pressoché inutile se le pagine sono convincenti. Questa non è altro che la mia maniera, ci sono molti altri autori che fanno ugualmente così e per loro ha funzionato!


Grazie mille per l’intervista ! Speriamo tutti che un giorno tu possa partecipare ad una fiera italiana, così da venirti a trovare e stringerti personalmente la mano! Buon lavoro e tanti auguri per Radiant!


L'art che ci ha regalato il mitico Tony!




giovedì 17 settembre 2015

The Story of Naja - Presentazione dell'opera



L'esame da parte di membri esterni a Doraetos si è concluso con quattro sì favorevoli. Come scritto anche nel free talk che vedrete nel prossimo numero di DM, a loro vanno i miei più sinceri ringraziamenti per la disponibilità, l'obiettività e i vari consigli che mi hanno lasciato!

A questo punto è arrivato il momento di presentarvi il progetto a cui stavo lavorando da diversi anni e che vedrà finalmente la luce il 21 Settembre 2015 sulle pagine del nono numero di Doraetos Manga: The Story of Naja.

La storia che vorrei raccontarvi è una avventura di tipo fantastica, con una trama che si ispira ad opere di diverso stampo: da videogiochi come Final Fantasy IX a romanzi come la Storia Infinita.

Quella che segue è, in estrema sintesi, la trama generale:

"Naja è una studentessa di magia e arti militari presso l'Accademia dell'Ordine dei Cavalieri Bianchi ed la principessa del Regno di Zendria. Un giorno viene colpita da un maleficio lanciato dall'Anfizoatl, una grande serpe volante creata in un lontano passato da un mago malvagio potente quanto una vera e propria divinità. Da allora Naja è costretta a vivere con l'irrimediabile "condizione dell'odio imperituro", che la rende antipatica e odiosa a tutti coloro che la vedono per la prima volta. Decisa a estinguere una volta per tutte questa gravosa condanna impostale ingiustamente, brandendo una arcana spada di luce chiamata Nijuction, si metterà in viaggio per il fantastico mondo di Laya, allo scopo di trovare i Sette Draghi Elementali che, si racconta, potranno sciogliere il suo terribile maleficio."

Qui di seguito un po' di materiale grafico d'anteprima:
Sequenza fumettata 1 - Tavola 1

Sequenza fumettata 1-  3 e 4

Sequenza fumettata 1 -Tavola 5

Character Design di Naja

Illustrazione del rifugio segreto

Naja con occhiali e giubbotto


Arrivati a questo punto, all'attento lettore non saranno sfuggiti i termini "Sequenza fumettata" e "illustrazione". Eheh.

Ebbene dovete sapere che...The Story of Naja non è un fumetto bensì...un romanzo fumettato!

Per sapere cos'è un romanzo fumettato, cliccate su questo link che vi porterà ad un articolo esplicativo da me scritto.

In estrema sintesi, è una sorta di romanzo illustrato con all'interno anche tavole di fumetto.

Dovete sapere però che l'opera è composta in realtà da due versioni: la prima, a cui darò maggiore priorità, è quella di romanzo vero e proprio, che verrà pubblicato sui miei blog; la seconda è quella, appunto, di romanzo fumettato che verrà pubblicata su Doraetos Manga a partire dal numero 9.

Per il momento mi fermo qui a parlarvi di Naja e vi lascio con tutta la curiosità di scoprire cosa ho preparato per voi! Maggiori dettagli verranno resi noti sulle pagine di Doraetos o sui miei spazi personali via via che la pubblicazione farà il suo corso.

Spero tanto che il primo capitolo sia di vostro gradimento e che decidiate di seguirmi in questo viaggio che, io stesso autore, ho cominciato a intraprendere in tutti i sensi.

Il Romanzo Fumettato - Metà Romanzo, metà fumetto!




The story of Naja verrà sviluppata in due forme: la principale sotto forma di romanzo vero e proprio e la seconda come romanzo fumettato.

Romanzo fumettato è un termine di mia invenzione (almeno così mi suggerisce Google, quindi nel caso prendetevela con lui) per indicare opere come la versione di The Story of Naja il cui primo capitolo verrà pubblicato sul numero 9 di Doraetos Manga.

Inventare questo termine è stato strettamente necessario, poiché a quanto pare sin ora prodotti come questo non hanno ricevuto una vera e propria etichettatura.
Ad esempio, Havoc e Malice di Chris Wooding sono due romanzi al cui interno sono state inserite sequenze di tavole a fumetti, ma questi due lavori sono stati etichettati semplicemente come “a half-comic and half-novel book”, cioè libri a metà fra fumetto e romanzo: una definizione decisamente grossolana e difficile da tenere a mente.




In Italia, la serie Gol! di Luigi Garlando (Piemme Editore) rappresenta un altro caso di romanzo fumettato: in certi punti delle parti in prosa, sia esse dialogate o non, vengono accostate sequenza di vignette; la sensazione che si ha è che si continui a leggere normalmente il romanzo, poiché il racconto viene coadiuvato dalle immagini. Per capire meglio cosa si intende, uno sguardo alle immagini che seguono varrà più di mille parole. 






Però Gol!, nonostante la sua apparenza, viene etichettato perlopiù come una serie di libri di narrativa.


Quando ho progettato The Story of Naja non sapevo minimamente che esistessero prodotti del genere, complice il fatto che sono esigui e che, appunto, mal categorizzati.

Però già molto prima della loro scoperta, il mio romanzo fumettato presentava sotto forma di progetto degli elementi (penso) unici e/o di natura differente rispetto a quelli delle opere su citate.

La versione romanzo fumettato di The Story of Naja presenta infatti le seguenti caratteristiche:

1) Alcune parti dialogate, siano esse inserite all’interno del racconto o non, si presentano sotto forma di primi piani dei personaggi che dialogano fra di loro utilizzando le classiche nuvolette dei fumetti. Lo spunto per questa idea è di derivazione da numerosi videogiochi, specie quelli chiamati Visual Novel e quelli della serie Tales of.

2) In determinate parti del racconto, la prosa è sostituita con sequenze di tavole di fumetto, che hanno la funzione di rappresentare momenti importanti della storia. All’attento lettore non sarà sfuggita l’analogia con i filmati in computer grafica degli RPG delle passate generazioni videoludiche, osservazione giustissima poiché l’idea è nata proprio prendendo spunto da quei filmati. Le pagine fumettate non supereranno mai in numero quelle in prosa, e nel mio caso si limiteranno sempre a sequenze di circa dieci pagine. In totale inoltre, per singolo volume, saranno comunque in numero esiguo. Ad esempio, per il primo volume ho progettato tre sequenze fumettate principali.

3) L’opera è disseminata da classiche illustrazioni, che descrivono frangenti particolari vissuti dai personaggi.

4) In alcune parti viene segnalato che contemporaneamente al fatto narrato si sta svolgendo un altro evento, che viene chiamato “Evento Bonus Contemporaneo”; siccome rappresenta materiale extra, slegato dalla trama principale, non può essere classificato come un semplice cambio di punto di vista. Gli EBC, siano essi in forma scritta o in forma disegnata, verranno pubblicati alla fine di un eventuale volume carteceo e/o alla fine dei capitoli pubblicati online sui miei blog, etc. Gli EBC prendono spunto dagli ETR di Final Fantasy IX, con cui condivide analogo funzionamento.


Detto ciò, mi si potrebbe chiedere: come mai, tu fumettista, hai deciso non solo di scrivere un romanzo ma addirittura di inventarti questa formula del romanzo fumettato?

Il motivo nasce dalla presa di consapevolezza che la mia capacità del disegno è piuttosto limitata rispetto alla mia creatività: ho ritenuto che fossi ancora troppo lento, secondo i miei propositi, per realizzare un vero e proprio fumetto ma è anche vero che tutta la storia che avevo in mente voleva venire alla luce come un bambino alla fine della gravidanza: dovevo proprio trovare un modo per far nascere "'stu criature".

Ho deciso quindi di utilizzare due format che facessero al caso mio, il romanzo e il romanzo fumettato appunto.

Il primo darà libero sfogo alla mia fantasia, permettendomi di creare contenuto fruibile in maniera molto veloce, mentre il secondo soddisferà più che altro il mio personale desiderio di dare una forma a tutto quello che ho immaginato.

Per ragioni puramente commerciali e per motivi legati ai tempi di produzione, il romanzo avrà ovviamente precedenza sul secondo, che sarà semplicemente da inquadrare come “la versione di Della Via di The Story of Naja”. 

Così facendo non metterò nessun paletto ad eventuali editori che volessero affiancarmi un illustratore che secondo loro potrebbe essere più appetibile per il grande pubblico.

Di fatti, so benissimo che il mio segno (soprattutto perché japstyle) potrebbe non attirare tutti, e quindi ho pensato che fosse il caso di non chiudersi ad altre possibilità: in fin dei conti, il cuore dell’opera è il racconto stesso, certo non l’apparenza.


Per concludere, ho un’ultima cosa da dire a voi lettori.

Certo, io sono nato come fumettista ma nel mio percorso di studi ho studiato molto anche tanti altri media come videogiochi, film e, appunto, romanzi. Non sarò certamente il nuovo Stephen King della situazione e, soprattutto, non sono ancora ben conscio del punto di equilibrio fra immagini e prosa che ci deve essere all'interno di un romanzo fumettato,  ma sappiate che non ho improvvisato nulla, che ho studiato molto e che continuerò indefessamente a farlo, per offrivi un prodotto sempre migliore, tanto per voi quanto per me. E ovviamente l'apertura alle vostre osservazioni da parte mia è cosa praticamente da dare per scontato.

Con queste parole, vi ringrazio dell'attenzione e mi auguro che il primo capitolo di The Story of Naja sia di vostro gradimento.

lunedì 7 settembre 2015

Focus on Dragon Ball Super: Pan, Videl SSJ, Mystic Gohan, Bra e collocazione temporale

Il nono episodio di Dragon Ball Super sta facendo discutere i fan di tutto il mondo, poiché i realizzatori hanno messo un bel po’ di carne a cuocere, inserendo qua e là elementi davvero curiosi. Vediamo punto per punto tutte queste cose e tentiamo di spiegarle. 

Prima di iniziare, preciso che con questo articolo in realtà non prendo nessuna posizione, ed è quindi semplicemente da considerare come una forma scritta di chiacchierata fra me e voi.





- Collocazione temporale di Battle of Gods e Dragon Ball Super


Diamo innanzitutto alcune informazioni molto schematiche:
È stato detto che il film la Battaglia degli dei fosse ambientato circa 4/5 anni dopo la sconfitta di Majin Bu

- Dragon Ball Super è cominciato riprendendo gli eventi di Battle of Gods, riformulandoli. Ci si sarebbe aspettati una collocazione temporale uguale a quella del film, ma inaspettatamente il settimanale Shonen Jump ha dichiarato che Dragon Ball Super si colloca sei mesi dopo la sconfitta di Majin Bu.

- Majin Bu è stato sconfitto nell’Age 774.

Stabilito ciò, è bene dire sin dall'inizio che all'interno della serie e del film, nonostante queste informazioni date in separata sede, non viene fatto nessun riferimento che possa confermare per certo la collocazione temporale di questo nuovo arco narrativo. O quasi.

All’inizio di Dragon Ball Super viene espressamente detto: “"6 mesi dopo la sconfitta di Majin Bu, le Sfere del Drago della Terra cancellarono il suo ricordo dalle menti dei terrestri. Da allora è passato un po' di tempo" (Fonte: un post lasciato dal team Saiyan su FB e visionabile cliccando qui).


  
Insomma, la faccenda della collocazione temporale è alquanto incerta, ma ci sono degli indizi che potrebbero venire incontro ai fan. Io darò giocando e chiacchierando, lo ripeto ancora, la mia opinione ma non è assolutamente detto che sia effettivamente così.

Per stabilire se Dragon Ball Super (e di conseguenza il film) sia ambientato 6 mesi o 5 anni dopo l’age 774 si potrebbero utilizzare questi criteri:

1) L’apparenza fisica e il comportamento di Trunks, Goten e Marron.
2) La promessa che mantiene Vegeta.
3) Pan.

Innanzitutto affrontiamo il primo punto, che è un qualcosa molto strano, tanto nella serie quanto nel film, e cioè: anche se magari sono davvero trascorsi 5 anni, l'aspetto di Trunks, Goten e soprattutto Marron è rimasto identico. Anzi, a tratti Marron sembra anche più piccola.


Non consideriamo come Toriyama disegnava i pre-adolescenti all'inizio, ma consideriamo come li disegnava dalla saga di Cell in poi.

Gohan durante la saga di Cell ha prima 10 anni e poi 11 (dopo l'allenamento) e sappiamo benissimo quali fossero le sue proporzioni.





Stessa cosa dicasi per Trunks del futuro, che all'inizio dello special (e nel capitolo a lui dedicato nel fumetto) aveva 14 anni.



Ora, facendo un semplice calcolo, se Super fosse ambientato 5 anni dopo (o 4, ma fa poca differenza) la sconfitta di Majin Bu, Trunks ad esempio dovrebbe avere 13 anni, quasi quanto la sua controparte del futuro al momento su da me citato.

Ma appare chiaro come Trunks, Goten e Marron appaiano uguali a come erano durante lo scontro con Bu. E in aggiunta i loro comportamenti sono molto più assimilabili a quelli tipici dei bambini che a quelli di un adolescente.


Si potrebbe dire che Trunks e Goten magari hanno ereditato, a differenza di Gohan, la caratteristica Saiyan per la quale un loro bambino rimane pressoché tale sino all’età dell’adolescenza per poi crescere di colpo. Ma anche qui ci sono dei problemi: innanzitutto hanno dato dimostrazione di comportarsi ancora come bambini (ricordiamo che durante l'arco di Majin Bu. E in secondo luogo, cosa ben più importante…Marron non è mica un Saiyan? XD
L’unica cosa che mi viene da pensare per giustificare ciò, è che magari Marron sia così piccola perché è…nanetta come il padre. XD (a proposito, com'è che Crilin diventa sempre più basso?)


2) Vegeta in Dragon Ball Super mantiene una promessa fatta a Trunks durante l’arco di Majin Bu: mi sto riferendo al celebre family trip visto nell’episodio 2.
Sebbene mantenere la promessa addirittura dopo 6 mesi possa essere forzato, la cosa si può in parte giustificare (chiudendo un occhio) tenendo conto del carattere di Vegeta, che potrebbe avere avuto davvero bisogno di tutto questo tempo per accettare completamente questo suo cambiamento.
Non è possibile però giustificare la cosa in tal senso se in realtà sono passati davvero 4-5 anni: non potrebbe essere definito in nessun altro modo se non col l’aggettivo “scemunito”. XD

Ma quale tredicenne potrebbe ancora andare sui trenini? XD


Tenendo conto di questi due miei punti, al lettore potrebbe sembrare che magari io sono propenso a pensare che Battle of Gods e Super siano ambientati allora 6 mesi dopo l’age 774…ma in realtà neanche io ne sono così sicuro, e per un motivo fondamentale: Pan.

Quella è davvero Pan o è invece Gomen?!

Le guide ufficiali riportano la nascita di Pan all’Age 779 e alla fine di Dragon Ball Z (o ultimo capitolo del fumetto, se preferite) viene detto chiaramente che nell’Age  783 abbia 4 anni: i conti non tornano.

Se la collocazione di Dragon Ball Super è da stabilire 6 mesi dopo l’Age 774, l’età e l’apparenza di Pan risulterebbe incoerente: Pan avrebbe dovuto avere infatti 8-9 anni e apparire grosso modo come l’abbiamo vista in Dragon Ball Gt.


Se la collocazione fosse invece da stabilire 4-5 anni dopo l’Age 774, ci si troverebbe abbastanza agilmente. Il problema che non farebbe quadrare i conti è la già su citata della problematica legata all’età e all’apparenza di Trunks, Goten e Marron.

E se forse... il bambino che porta in grembo Videl non sia Pan, ma “Gomen” (nome proposto Chichi)?

In Nekomajin Z, spin-off comico/demenziale di Toriyama, il protagonista viene invitato da Son Goku a casa sua per scacciare via un topo. In una vignetta appaiono Ub, Chichi, suo padre, Pan…e un ragazzo all'apparenza sconosciuto.

Questo ragazzo è davvero Goten? XD


Quando l’ho visto per la prima volta, ho dato per scontato che in realtà quello fosse semplicemente Goten, ma ci sono due cose strane da notare:

1) Pan pare avere più di quattro anni e quindi deve essere passato del tempo, diciamo un anno o due.
2) Questo "Goten" non solo appare più piccolo di com'era alla fine di DBZ ma è anche molto, molto meno muscoloso (anzi, non è muscoloso per niente XD).

Ricordiamo però tutti come appariva Goten alla fine del fumetto? Per chi non se lo ricordasse, ecco una immagine.




Nonostante sussista questa curiosità, c’è però subito da dire che bisogna, per forza di cose, considerarla solo come tale perché:

1) Nekomajin è uno spin-off.

2) Toriyama potrebbe aver semplicemente sbagliato a disegnare Goten.

3) Nel film La resurrezione di F, Pan viene chiaramente mostrata. Questa bambina difficilmente può essere in realtà un bambino.




La mia opinione ufficiale su Pan e sulla collocazione temporale quindi attualmente è la seguente: sono molto propenso a pensare che abbiano semplicemente fatto dei casini.


Se è corretta l’ipotesi dei 6 mesi, allora qui ci sarebbe da riscrivere addirittura il finale del fumetto per renderlo coerente con la nuova serie animata.

Altrimenti, dovranno ricorrere, in via ufficiale una volta e per sempre, a tante giustificazioni e forzature come quelle su da me elencate. (ma una pianificazione più ragionata no, mia cara Toei? XD)


Videl è diventata SSJ?




Non c’è nessun elemento per stabilirlo con certezza. Qualcuno ha infatti pensato che magari potrebbe essere diventata una sorta di SSJ sotto l’influenza del feto, che avrebbe una capacità tale da diventare SSJ già nel grembo materno, superando in questo Goten e Trunks.

L’ipotesi più accreditata (e ragionevole) è però a mio avviso quella di dire che sia semplicemente avvolta dall’aura dei SSJ lì attorno. Infatti, come è possibile che nessuno dei presenti si meravigli, se di vera e propria trasformazione si tratti?

Inoltre, mi gioco tutto quello che ho in termini di merendine, che questa cosa è stata fatta apposta per far discutere i fan: ottima mossa commerciale, non c'è che dire. XD


Perché non c’è Bra?






Parlando di timeline di Dragon Ball, bisogna tenerne due in considerazione. Quella della Daizenshuu 7 e quella chiamata Dragon Ball GT Perfect files.

La prima riporta due date contrastanti: in una pagina dice che Bra è nata nell' Age 780 e in un'altra nell'Age 778. La seconda guida dà a Bra un anno in meno a Pan.

Siccome con la messa in onda di Dragon Ball Super DBGT è stato reso non canonico (a meno che non lo si riprenda come universo parallelo) l’unica guida da considerare a tal proposito è la prima. Quindi Pan ha un anno in più rispetto a Bra, ed è normale che in questa serie e nel film non ci sia.



Perché Gohan si trasforma ancora in SSJ?


Partiamo da questo pressuposto: la forma Mystic di Gohan ha sempre causato grande confusione fra i fan, e questo per due motivi.

1) È stato lo stesso autore che nella sua opera a dare solo informazioni generiche su questo particolare stato, fra l'altro sfottendo se stesso grazie a quello che dice Goku al Kaioshin.


2) Nel film L’eroe del pianeta Conuts e in numerosi videogiochi, Gohan raggiunge questa stato come se fosse una sorta di SSJ3, in pratica una vera e propria trasformazione. Ma nella realtà de fatti non è così. O almeno così dovrebbe essere.

Il  processo tramite cui Kaioshin potenzia Gohan non dovrebbe essere altro che una riproposizione di quello che ha fatto prima l’acqua miracolosa con Goku e poi l’anziano saggio di Namek con Gohan e Crilin.

Il tutto si limita ad essere semplicemente questa cosa: chi effettua il potenziamento fa si che il potenziato raggiunga il suo massimo livello di forza.

Facciamo un esempio per capirci al volo, usando numeri puramente indicativi.

Gohan bambino ha forza 10, ma se mantenesse a vita questa età, per quanto possa allenarsi il massimo livello di forza che potrebbe raggiungere sarebbe di 100, con o senza trasformazioni.

Se Gohan adulto ha forza 100, con o senza trasformazioni il massimo che potrebbe raggiungere sarebbe 1000.

Ecco quindi cosa ha fatto, ad esempio, il Sommo Kaioshin: ha fatto raggiungere a Gohan il suo massimo livello di forza. Inutile quindi che Gohan si alleni, poiché è già arrivato al suo massimo.

Inoltre, trasformarsi in SSJ, come detto dallo stesso Kaioshin, sarebbe solo uno spreco di tempo e di energie. Lo stato di Mystic Gohan (Super Gohan o Ultimate Gohan, se preferite) quindi dovrebbe proprio essere uno stato permanente, come si vede nell’ultimo capitolo del fumetto e come si vede in Super (si capisce ciò dal taglio degli occhi di Gohan).


Durante il rito di creazione del SSJG potrebbe essersi trasformato non per potenziarsi, ma perché magari era necessario avere in quel momento l’aura del SSJ (la butto lì).



Nota aggiunta: su FB mi hanno proposto una teoria molto simpatica, che vorrebbe vedere quel "Gomen" visto in Nekomajin non come quest'ultimo o come Goten, ma come un terzo figlio di Goku. XD

venerdì 4 settembre 2015

The Story Of Naja - Davide Della Via cerca esaminatori



"Davide, ma non hai mai pensato di pubblicare qualcosa su Doraetos?"
Sin da quando è iniziato DM, diverse persone mi hanno fatto questa la domanda, e la risposta è...certo che sì, raga'! XD

Per essere più precisi, io... morivo dalla voglia di poter pubblicare una mia storia.

Finalmente, dopo più di tre anni di gestazione del mio progetto sono pronto per proporlo a tutti voi lettori. E questa cosa, credetemi, mi fa veramente elettrizzare!
Ma...c'è stato un ma! Un piccolo ma, ed è il seguente: per poter pubblicare con Doraetos dovevo essere valutato da qualcun altro.

Infatti, ho sempre pensato che il fatto che io fossi il direttore/coordinatore di Doraetos non mi autorizzasse in automatico a pubblicare sui nostri spazi.

Insomma, abbiamo stabilito delle regole e queste dovevano valere per tutti, e quindi ovviamente anche per me.

Anzi, soprattutto per me, che ho dovuto fra l'altro assumermi sin dal principio il compito di selezionare candidati che ci proponevano le loro opere.Chissà se sono riuscito a valutare sempre in maniera corretta quello che ci mandavano...

In ogni caso,  per "equilibrare il karma" ho pensato che fosse necessario non soltanto essere valutato dai miei colleghi di Doraetos ma anche da fumettisti esterni al nostro gruppo.

La valutazione inter nos è già avvenuta e ha avuto esito positivo. Gli esaminatori sono stati Claudia Cocci, Gian Marco Bachetti e Orsetta Berni. Qui di seguito gli screen che dimostrano i loro sì alla mia pubblicazione.



Nota: Strano è il mio vecchio cognome, che è rimasto
in un mio account FB parallelo a quello di Della Via:
insomma, so' sempre io! XD


Per il prossimo step invece vorrei fare così: sarete voi a decidere chi dovrà esaminarmi.

Scrivetemi una lista di nomi entro le ore 13:00 di domani 5 Settembre, e i tre più votati verranno contattati da me per chiedere loro se siano disponibili a valutare il mio materiale.




Potete scrivermi i nomi sia sotto a questo post e sia sotto ai post che pubblicherò su Facebook.
Gli esaminatori dovranno rendere pubblico il loro giudizio scrivendolo su un post che verrà creato appositamente sulla pagina FB di Doraetos Manga. 
Per poter ottenere il diritto di pubblicare con Doraetos sarà necessario che almeno due di questi siano di parere positivo.


Ecco come funzionerà questa valutazione: a differenza della  inter nos, che è stata di tipo completo (tavole, sinossi, studi di character design, etc, etc),  quella che sarà fatta da persone esterne dovrà basarsi semplicemente sullo stabilire se so fare fumetti e se il mio livello è almeno il minimo sindacale chiesto dal regolamento di Doraetos (il primo capitolo di Rave, di Hiro Mashima).

Verranno quindi fornite solo alcune tavole appartenenti alla mia storia e tavole in generale.

Questo perché i dettagli sulla natura del mio progetto vorrei mantenerli segreti al grande pubblico sino al giorno 21 Settembre, data in cui uscirà Doraetos Manga #9. Insomma, vorrei mettervi curiosità, sperando poi di farvi una gradita sorpresa! :)
Comunque, ripeto, tenete conto che tutto ciò che ha a che fare con la storia è stato già oggetto di valutazione, non la si è accettata in automatico.

Detto ciò, per non lasciarvi proprio a bocca asciutta qui di seguito vi lascio qualcosina come anteprima.

Innanzitutto un paio di tavole scartate vecchie di circa due anni: nella prima si può vedere la protagonista, Naja, una sorta di elfa che vive in un mondo fantastico; nella seconda una scena in cui una nave e sotto attacco da parte di una bestia a metà fra un drago e un tapiro.




E poi un paio di immagini prese dal character design ufficiale attuale della protagonista.




Tutti i dettagli del caso su questa mia storia verranno resi noti dopo il giorno 21.

Per concludere, vi ringrazio dell'attenzione resto in attesa di sapere chi sceglierete per farmi valutare: curiosità e trepidazione ai massimi livelli! XD

Fare il mangaka in Giappone: da oggi si può?

Fare il mangaka in Giappone: da oggi si può?
(CLICCA QUI PER LA VERSIONE VIDEO)




Il titolo di questo articolo è, ovviamente, sensazionalistico. In realtà infatti, la tematica della pubblicazione di fumetti japstyle, o alla giapponese che dir si voglia, in Giappone è molto complessa e sfaccettata, come avremo modo di appurare più avanti in questo post.


- Sei un fumettista japstyle/manga? Bene, allora non lavorerai mai in Giappone!

Quante volte, in passato, abbiamo sentito frasi del genere? Innumerevoli, si potrebbe proprio rispondere.

Oggigiorno però la situazione lavorativa dei fumettisti japstyle è decisamente cambiata: non solo stanno ricevendo diversi riconoscimenti  e pubblicazioni nei loro rispettivi Paesi, ma anche interessamenti da parte di società, organizzazioni, fumettisti professionisti e semplici appassionati del Paese del Sol Levante.


Hiro Mashima (Fairy Tail) ha fotografato la sua copia di Radiant!


Ad esempio, partendo da casi “meno eclatanti”, sempre più sono gli occidentali che si son piazzati in ottime posizioni, con lavori veramente molto professionali, in concorsi giapponesi di fumetto internazionali come il MIMC, lo Shonen JumpContest o il Silent Manga Competition; o ancora, c’è anche chi è riuscito a risultare vincitore/-trice in uno dei concorsi che tengono regolarmente le case editrici giapponesi, come nel caso della nostra Natalia Batista.

Oltre a tutti loro però c’è anche chi è riuscito a raggiungere un obiettivo diverso, forse per alcuni anche più "ambito": la pubblicazione di un loro fumetto in Giappone.

Analizziamo ora diversi casi, tutti a mio avviso molto interessanti.

1) Su un numero della famosissima rivista contenitore Shonen Jump (quello del 13/14 Giugno) è stato pubblicato un one-shot, dal titolo Folie À Deux, ad opera del duo statunitense Bikkuri (disegnatrice) e Rem (sceneggiatore). Maggiori informazioni sono disponibili a questo link, mentre cliccando qui è possibile visionare e/o leggere il suddetto fumetto.

Tavola di Folie À Deux


2) Una nostra connazionale, Caterina Rocchi, sta pubblicando una serie di tavole autoconclusive su una rivista culinaria giapponese. Qui una bella intervista, mentre qui potete accedere al sito web giapponese in cui è possibile vedere una sua tavola.


3) Un altro italiano, Andrea Dentuto, ha trascorso più di dieci anni in Giappone lavorando nel campo dell'animazione, dell'illustrazione e anche del fumetto.Ha pubblicato diversi fumetti brevi, illustrazioni per il quotidiano nazionale giapponese "Mainichi Shinbun" e fumetti originali di Lupin III per la casa editrice Futabasha. Maggiori informazioni qui e qui.


4) L'editore giapponese Creek and River ha deciso di pubblicare, contemporaneamente, i tre volumi che compongono Sayonara Septmber di Åsa Ekström.


4) Felipe Smith è stato il primo fumettista japstyle americano (lui è nato in Ohio) ad essere pubblicato in Giappone da una grande casa editrice. Dopo aver realizzato MBQ, la Kodansha ha pubblicato sulla sua rivista Morning Two un nuovo fumetto di Felipe, intitolato Peepo Choo. La serializzazione di questo è iniziata il 21 Giugno 2008 e i tutti e tre i volumetti che compongono la sua opera sono stati pubblicati sia in Giappone che negli USA.
Articoli interessanti su Felipe, quiqui e qui.

Cover di Peepo Choo (ce piace...! XD)


5) Tony Valente, fumettista japstyle francese, è autore del fumetto Radiant, pubblicato in madrepatria dalla casa editrice Ankama Edizioni. In Agosto la versione giapponese di Radiant è stata pubblicata anche in Giappone dalla casa editrice Asuka Shinsha (cliccando su questo link è possibile visionare la lista delle loro pubblicazioni).

Questa è una casa editrice di "medie dimensioni" ed è stata fondata a Tokyo nel 1978 da vari editor di alcune riviste della Shogakukan (fra cui "Goro"). Sino ad oggi vanta di diverse tipologie di pubblicazioni e collaborazioni molto importanti come quella con Kadokawa; è stato inoltre l'editore della rivista Euromanga.

Tante copie di Radiant in bella mostra alla Kinokuniya di Shinjuku!


Curiosità: gli editori hanno allegato al primo volume di Radiant un omaggio di, nientepopodimenoche, Yusuke Murata, autore di Eyeshield 21 e One Punch Man!

Informazioni in italiano su Radiant sono disponibili in questo articolo di Animeclick! E il giorno 21 settembre non perdetevi l'intervista su citata che noi di Doraetos abbiamo fatto a Tony!

EDIT: BREAKING NEWS su RADIANT!
Il primo volume giapponese è andato...in ristampa! O__O E a Novembre rilasceranno anche il secondo volume!

Cover Jappo di Radiant. In basso a destra
 l'omaggio di Murata a Valente.



Se non si ha una serie su Jump non si è degni di nota?

Fatto questo elenco, che cambia di fatto la valutazione circa i fumetti japstyle e i loro autori (non più neanche lontanamente e/o per assurdo considerabili dei wannabe), ci sono ora alcuni aspetti della questione su cui riflettere.

Innanzitutto bisogna rispondere ai "classici detrattori" del fumetto japstyle, che non hanno mancato occasione per sminuire queste pubblicazioni: "eh, ma 'sto qui non ha mica pubblicato un fumetto alla Naruto su Shonen Jump" è la loro critica principale.

Per prima cosa c'è da mettere ben in chiaro che nessuno ha voluto ingigantire la rilevanza di questi fumetti, poiché stiamo appunto parlando, perlopiù, di serie brevi e non pubblicate da grandissimi editori (Kodansha, Shogakugan e Shueisha).

In secondo luogo c'è da dire che non sono per niente d'accordo sullo svalutarli solo perché l'autore di turno non è arrivato ad ottenere una pubblicazione seriale "lunga" su una rivista come Shonen Jump.

Infatti arrivare a pubblicare in Giappone non è proprio da tutti giorni, e qualcuno fra tutti questi autori (come Felipe) ha dovuto persino imparare non solo la lingua ma anche usi e costumi giapponesi.

L'impresa in pratica non è da poco e tutti loro hanno la mia più sincera stima.

Inoltre, stiamo parlando di prodotti diversi da un "One Piece di turno", progettati e creati su basi diverse da quelle che considera un fumettista giapponese tipo: nella maggior parte dei casi infatti gli autori japstyle non hanno la volontà/possibilità di poter creare delle serie lunghe, commercialmente parlando (con "volontà", intendo che è loro obiettivo proprio creare qualcosa di non lungo); e nella stragrande maggioranza dei casi non hanno a disposizione neanche uno studio di assistenti, o comunque non hanno degli assistenti che per numero e preparazione permettano loro di sostenere una pubblicazione di lunga durata (ecco a cosa mi riferivo con "possibilità").

Sono pubblicazioni che infatti possono essere considerate sotto le etichette come monografici, serie brevi o fumetto d'autore (graphic novel, se preferite).



Il Giappone è la Terra Promessa di tutti i fumettisti japstyle?


Detto ciò, approfittiamone per sfatare un volta per tutte che il fumettista japstyle sia un nerd galvanizzato da Bakuman e che abbia come obiettivo della sua vita una pubblicazione seriale fissa in Giappone.

In verità infatti quasi nessun fumettista japstyle desidera una pubblicazione alla Jump, e questo per almeno i seguenti motivi:

  1. Sarebbe assolutamente indispensabile imparare a parlare e scrivere in giapponese a un buon livello, e ciò richiede grandi investimenti in termini economici e di tempo, che non varrebbero la candela per via dei motivi che seguono.
  2. Bisognerebbe sottostare a ritmi lavorativi che per noi occidentali non sono accettabili (anche oltre dieci ore al giorno, volendo tenersi bassi).
  3.  Dovremmo adattarci al loro modo di pensare piuttosto gerarchico (non voglio qui fare una critica alla società giapponese e, anzi, è assolutamente vero che "Paese che vai, usanze che trovi").
  4. Dovremmo accumulare un capitale enorme per poter studiare, lavorare e vivere lì, somma che crescerebbe ancor di più se si decidesse di adottare a tempo pieno un interprete, nel caso non si volesse imparare la lingua o nel caso si voglia utilizzare questo ingaggio come soluzione temporanea fino a che non si sarà padroni della lingua nipponica.
  5. Dovremmo combattere con tantissimi nostri concorrenti, tutti che vivono in un contesto da "tana delle tigri". Parlando soprattutto di capacità di disegnare e/o capacità di creare buoni fumetti in tempi ridotti, in Giappone vale più che mai il detto "c'è sempre qualcuno più bravo di te; e magari anche più piccolo d'età".
  6. Non è infine da sottovalutare il fenomeno xenofobia, per cui un non giapponese potrebbe trovarsi di fronte a situazioni non proprio "amichevoli e favorevoli".

Conclusioni: facciamo quindi come la volpe con l'uva?

"Lavorare in Giappone è troppo problematico, meglio fare "manga" a casa nostra": questo credo sia ormai pensiero comune fra tutti i fumettisti e illustratori japstyle, ma, badate bene, ciò non sta a significare affatto che facciamo come la volpe con l'uva; il motivo alla base di questa nostra comune considerazione è semplicemente la presa di consapevolezza sia delle nostre caratteristiche che dei nostri limiti.

Infatti, riassumendo, per lavorare in Giappone ci vogliono tanti soldi, conoscere molto bene la lingua e avere magari anche delle conoscenze: ci rendiamo perfettamente conto che ottenere tutto questo non è da tutti, o almeno non è certamente ottenibile in tempi compatibili con i nostri doveri e le nostre aspettative; e tutto ciò senza contare, sottolineiamolo ancora, che l'investimento potrebbe risultare un buco nell'acqua, vista la già enorme competizione che c'è lì.

Per lavorare in Giappone, inoltre, ci vuole una certa forma mentis e, generalmente parlando, noi non siamo molto compatibili con quella giapponese. Ciò però non deve essere visto come un difetto, ma semplicemente come una diversità.

Diversità grazie alla quale siamo consci del fatto che, ad esempio, possiamo creare qualcosa che esca fuori dagli schemi della produzione nipponica, poiché il nostro background culturale è differente, i tempi di lavoro più flessibili e la libertà lasciata al singolo autore maggiore: tutto ciò per noi risulta molto, molto allettante.

Anche se tutto ciò corrisponde praticamente a verità, è altre sì vera un'altra cosa: il mercato giapponese è pur sempre un mercato, e ricordiamo pure che è il primo al mondo per i fumetti; quindi anche se è vero che non consideriamo affatto il Giappone come una Terra Promessa, è anche vero che di base non siamo chiusi a ricevere proposte lavorative che potrebbero arrivarci dal Paese del Sol Levante; insomma, se la proposta si rivelasse allettante, perché no? E poi stiamo sempre parlando di uno stato all'altro capo del mondo e quindi l'esperienza potrebbe essere comunque molto interessante.


Ringraziamenti e segnalazioni


In queste righe finali, vorrei innanzitutto ringraziare il prof. Massimo Soumaré per tutte le informazioni circa la casa editrice Asuka Shinsha che mi ha gentilmente confermato e/o passato.

In secondo luogo, vorrei chiedere ai lettori di questo post di segnalarmi altri fumettisti non giapponesi che hanno lavorato o lavorano in Giappone: questo perché pare che, ogni giorno che passa, ne sbuchi sempre fuori uno di cui tutti noi non eravamo a conoscenza, e che meriterebbe invece di essere segnalato.


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I fumetti japstyle non sono copie di quelli giapponesi
Il Fenomeno del Fumetto Japstyle (con video inside!)


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