venerdì 4 settembre 2015

Fare il mangaka in Giappone: da oggi si può?

Fare il mangaka in Giappone: da oggi si può?
(CLICCA QUI PER LA VERSIONE VIDEO)




Il titolo di questo articolo è, ovviamente, sensazionalistico. In realtà infatti, la tematica della pubblicazione di fumetti japstyle, o alla giapponese che dir si voglia, in Giappone è molto complessa e sfaccettata, come avremo modo di appurare più avanti in questo post.


- Sei un fumettista japstyle/manga? Bene, allora non lavorerai mai in Giappone!

Quante volte, in passato, abbiamo sentito frasi del genere? Innumerevoli, si potrebbe proprio rispondere.

Oggigiorno però la situazione lavorativa dei fumettisti japstyle è decisamente cambiata: non solo stanno ricevendo diversi riconoscimenti  e pubblicazioni nei loro rispettivi Paesi, ma anche interessamenti da parte di società, organizzazioni, fumettisti professionisti e semplici appassionati del Paese del Sol Levante.


Hiro Mashima (Fairy Tail) ha fotografato la sua copia di Radiant!


Ad esempio, partendo da casi “meno eclatanti”, sempre più sono gli occidentali che si son piazzati in ottime posizioni, con lavori veramente molto professionali, in concorsi giapponesi di fumetto internazionali come il MIMC, lo Shonen JumpContest o il Silent Manga Competition; o ancora, c’è anche chi è riuscito a risultare vincitore/-trice in uno dei concorsi che tengono regolarmente le case editrici giapponesi, come nel caso della nostra Natalia Batista.

Oltre a tutti loro però c’è anche chi è riuscito a raggiungere un obiettivo diverso, forse per alcuni anche più "ambito": la pubblicazione di un loro fumetto in Giappone.

Analizziamo ora diversi casi, tutti a mio avviso molto interessanti.

1) Su un numero della famosissima rivista contenitore Shonen Jump (quello del 13/14 Giugno) è stato pubblicato un one-shot, dal titolo Folie À Deux, ad opera del duo statunitense Bikkuri (disegnatrice) e Rem (sceneggiatore). Maggiori informazioni sono disponibili a questo link, mentre cliccando qui è possibile visionare e/o leggere il suddetto fumetto.

Tavola di Folie À Deux


2) Una nostra connazionale, Caterina Rocchi, sta pubblicando una serie di tavole autoconclusive su una rivista culinaria giapponese. Qui una bella intervista, mentre qui potete accedere al sito web giapponese in cui è possibile vedere una sua tavola.


3) Un altro italiano, Andrea Dentuto, ha trascorso più di dieci anni in Giappone lavorando nel campo dell'animazione, dell'illustrazione e anche del fumetto.Ha pubblicato diversi fumetti brevi, illustrazioni per il quotidiano nazionale giapponese "Mainichi Shinbun" e fumetti originali di Lupin III per la casa editrice Futabasha. Maggiori informazioni qui e qui.


4) L'editore giapponese Creek and River ha deciso di pubblicare, contemporaneamente, i tre volumi che compongono Sayonara Septmber di Åsa Ekström.


4) Felipe Smith è stato il primo fumettista japstyle americano (lui è nato in Ohio) ad essere pubblicato in Giappone da una grande casa editrice. Dopo aver realizzato MBQ, la Kodansha ha pubblicato sulla sua rivista Morning Two un nuovo fumetto di Felipe, intitolato Peepo Choo. La serializzazione di questo è iniziata il 21 Giugno 2008 e i tutti e tre i volumetti che compongono la sua opera sono stati pubblicati sia in Giappone che negli USA.
Articoli interessanti su Felipe, quiqui e qui.

Cover di Peepo Choo (ce piace...! XD)


5) Tony Valente, fumettista japstyle francese, è autore del fumetto Radiant, pubblicato in madrepatria dalla casa editrice Ankama Edizioni. In Agosto la versione giapponese di Radiant è stata pubblicata anche in Giappone dalla casa editrice Asuka Shinsha (cliccando su questo link è possibile visionare la lista delle loro pubblicazioni).

Questa è una casa editrice di "medie dimensioni" ed è stata fondata a Tokyo nel 1978 da vari editor di alcune riviste della Shogakukan (fra cui "Goro"). Sino ad oggi vanta di diverse tipologie di pubblicazioni e collaborazioni molto importanti come quella con Kadokawa; è stato inoltre l'editore della rivista Euromanga.

Tante copie di Radiant in bella mostra alla Kinokuniya di Shinjuku!


Curiosità: gli editori hanno allegato al primo volume di Radiant un omaggio di, nientepopodimenoche, Yusuke Murata, autore di Eyeshield 21 e One Punch Man!

Informazioni in italiano su Radiant sono disponibili in questo articolo di Animeclick! E il giorno 21 settembre non perdetevi l'intervista su citata che noi di Doraetos abbiamo fatto a Tony!

EDIT: BREAKING NEWS su RADIANT!
Il primo volume giapponese è andato...in ristampa! O__O E a Novembre rilasceranno anche il secondo volume!

Cover Jappo di Radiant. In basso a destra
 l'omaggio di Murata a Valente.



Se non si ha una serie su Jump non si è degni di nota?

Fatto questo elenco, che cambia di fatto la valutazione circa i fumetti japstyle e i loro autori (non più neanche lontanamente e/o per assurdo considerabili dei wannabe), ci sono ora alcuni aspetti della questione su cui riflettere.

Innanzitutto bisogna rispondere ai "classici detrattori" del fumetto japstyle, che non hanno mancato occasione per sminuire queste pubblicazioni: "eh, ma 'sto qui non ha mica pubblicato un fumetto alla Naruto su Shonen Jump" è la loro critica principale.

Per prima cosa c'è da mettere ben in chiaro che nessuno ha voluto ingigantire la rilevanza di questi fumetti, poiché stiamo appunto parlando, perlopiù, di serie brevi e non pubblicate da grandissimi editori (Kodansha, Shogakugan e Shueisha).

In secondo luogo c'è da dire che non sono per niente d'accordo sullo svalutarli solo perché l'autore di turno non è arrivato ad ottenere una pubblicazione seriale "lunga" su una rivista come Shonen Jump.

Infatti arrivare a pubblicare in Giappone non è proprio da tutti giorni, e qualcuno fra tutti questi autori (come Felipe) ha dovuto persino imparare non solo la lingua ma anche usi e costumi giapponesi.

L'impresa in pratica non è da poco e tutti loro hanno la mia più sincera stima.

Inoltre, stiamo parlando di prodotti diversi da un "One Piece di turno", progettati e creati su basi diverse da quelle che considera un fumettista giapponese tipo: nella maggior parte dei casi infatti gli autori japstyle non hanno la volontà/possibilità di poter creare delle serie lunghe, commercialmente parlando (con "volontà", intendo che è loro obiettivo proprio creare qualcosa di non lungo); e nella stragrande maggioranza dei casi non hanno a disposizione neanche uno studio di assistenti, o comunque non hanno degli assistenti che per numero e preparazione permettano loro di sostenere una pubblicazione di lunga durata (ecco a cosa mi riferivo con "possibilità").

Sono pubblicazioni che infatti possono essere considerate sotto le etichette come monografici, serie brevi o fumetto d'autore (graphic novel, se preferite).



Il Giappone è la Terra Promessa di tutti i fumettisti japstyle?


Detto ciò, approfittiamone per sfatare un volta per tutte che il fumettista japstyle sia un nerd galvanizzato da Bakuman e che abbia come obiettivo della sua vita una pubblicazione seriale fissa in Giappone.

In verità infatti quasi nessun fumettista japstyle desidera una pubblicazione alla Jump, e questo per almeno i seguenti motivi:

  1. Sarebbe assolutamente indispensabile imparare a parlare e scrivere in giapponese a un buon livello, e ciò richiede grandi investimenti in termini economici e di tempo, che non varrebbero la candela per via dei motivi che seguono.
  2. Bisognerebbe sottostare a ritmi lavorativi che per noi occidentali non sono accettabili (anche oltre dieci ore al giorno, volendo tenersi bassi).
  3.  Dovremmo adattarci al loro modo di pensare piuttosto gerarchico (non voglio qui fare una critica alla società giapponese e, anzi, è assolutamente vero che "Paese che vai, usanze che trovi").
  4. Dovremmo accumulare un capitale enorme per poter studiare, lavorare e vivere lì, somma che crescerebbe ancor di più se si decidesse di adottare a tempo pieno un interprete, nel caso non si volesse imparare la lingua o nel caso si voglia utilizzare questo ingaggio come soluzione temporanea fino a che non si sarà padroni della lingua nipponica.
  5. Dovremmo combattere con tantissimi nostri concorrenti, tutti che vivono in un contesto da "tana delle tigri". Parlando soprattutto di capacità di disegnare e/o capacità di creare buoni fumetti in tempi ridotti, in Giappone vale più che mai il detto "c'è sempre qualcuno più bravo di te; e magari anche più piccolo d'età".
  6. Non è infine da sottovalutare il fenomeno xenofobia, per cui un non giapponese potrebbe trovarsi di fronte a situazioni non proprio "amichevoli e favorevoli".

Conclusioni: facciamo quindi come la volpe con l'uva?

"Lavorare in Giappone è troppo problematico, meglio fare "manga" a casa nostra": questo credo sia ormai pensiero comune fra tutti i fumettisti e illustratori japstyle, ma, badate bene, ciò non sta a significare affatto che facciamo come la volpe con l'uva; il motivo alla base di questa nostra comune considerazione è semplicemente la presa di consapevolezza sia delle nostre caratteristiche che dei nostri limiti.

Infatti, riassumendo, per lavorare in Giappone ci vogliono tanti soldi, conoscere molto bene la lingua e avere magari anche delle conoscenze: ci rendiamo perfettamente conto che ottenere tutto questo non è da tutti, o almeno non è certamente ottenibile in tempi compatibili con i nostri doveri e le nostre aspettative; e tutto ciò senza contare, sottolineiamolo ancora, che l'investimento potrebbe risultare un buco nell'acqua, vista la già enorme competizione che c'è lì.

Per lavorare in Giappone, inoltre, ci vuole una certa forma mentis e, generalmente parlando, noi non siamo molto compatibili con quella giapponese. Ciò però non deve essere visto come un difetto, ma semplicemente come una diversità.

Diversità grazie alla quale siamo consci del fatto che, ad esempio, possiamo creare qualcosa che esca fuori dagli schemi della produzione nipponica, poiché il nostro background culturale è differente, i tempi di lavoro più flessibili e la libertà lasciata al singolo autore maggiore: tutto ciò per noi risulta molto, molto allettante.

Anche se tutto ciò corrisponde praticamente a verità, è altre sì vera un'altra cosa: il mercato giapponese è pur sempre un mercato, e ricordiamo pure che è il primo al mondo per i fumetti; quindi anche se è vero che non consideriamo affatto il Giappone come una Terra Promessa, è anche vero che di base non siamo chiusi a ricevere proposte lavorative che potrebbero arrivarci dal Paese del Sol Levante; insomma, se la proposta si rivelasse allettante, perché no? E poi stiamo sempre parlando di uno stato all'altro capo del mondo e quindi l'esperienza potrebbe essere comunque molto interessante.


Ringraziamenti e segnalazioni


In queste righe finali, vorrei innanzitutto ringraziare il prof. Massimo Soumaré per tutte le informazioni circa la casa editrice Asuka Shinsha che mi ha gentilmente confermato e/o passato.

In secondo luogo, vorrei chiedere ai lettori di questo post di segnalarmi altri fumettisti non giapponesi che hanno lavorato o lavorano in Giappone: questo perché pare che, ogni giorno che passa, ne sbuchi sempre fuori uno di cui tutti noi non eravamo a conoscenza, e che meriterebbe invece di essere segnalato.


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Se hai voglia di leggere qualche altro mio scritto, ecco per te due opzioni consigliate:
I fumetti japstyle non sono copie di quelli giapponesi
Il Fenomeno del Fumetto Japstyle (con video inside!)


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2 commenti:

  1. Bell' articolo!Tra 2 anni e mezzo seguirò un corso di lingua a Tokyo per conseguire il JLPT. In seguito mi piacerebbe iniziare la mia "carriera" da fumettista iniziando a lavorare come assistente mangaka sempre lì, in Giappone. Sui siti di Jump e altre case editrici importanti ci sono sempre nuovi annunci e non pochi stranieri sono stati assunti. Il problema è il visto, per avere quello lavorativo devi avere alle spalle almeno 10 anno di esperienza nel tuo settore o almeno una laurea di 5 anni, roba impossibile. Non so come farò..spero ci siano altri modi..

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  2. Bell' articolo!Tra 2 anni e mezzo seguirò un corso di lingua a Tokyo per conseguire il JLPT. In seguito mi piacerebbe iniziare la mia "carriera" da fumettista iniziando a lavorare come assistente mangaka sempre lì, in Giappone. Sui siti di Jump e altre case editrici importanti ci sono sempre nuovi annunci e non pochi stranieri sono stati assunti. Il problema è il visto, per avere quello lavorativo devi avere alle spalle almeno 10 anno di esperienza nel tuo settore o almeno una laurea di 5 anni, roba impossibile. Non so come farò..spero ci siano altri modi..

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